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I vari artificiali che imitano i diversi stadi della vita di
un insetto devono essere presentati alle fauci dei nostri pesci
in maniera e con una tecnica diversa.
Ne consegue la classificazione di:
- pesca con la ninfa
- pesca con la mosca sommersa.
- pesca con la mosca secca.
Pesca a ninfa.
PERCHÉ - La "ninfa" imita la larva dell'insetto
acquatico che sta per trasformarsi in subimago" (insetto
imperfetto). È Infatti il momento in cui la larva abbandona
il suo guscio per iniziare la salita verso la superficie dell'acqua.
COME - La ninfa pertanto deve prevalentemente "lavorare"
in prossimità del fondo. Per ottenere un rapido affondamento
dell'artificiale questo è generalmente appesantito mediante
l'awolgimento di filo di rame sullo stelo dell'amo - non si
vede perché rimane sotto la peluria del corpo dell'artificiale
-. Per quanto riguarda l'attrezzatura, ideali sono le canne
lunghe, da 8' in su, con vettino molto rapido e nervoso. Spesso
però si opera con la canna con cui si pesca normalmente,
essendo, forse a torto, considerata questa tecnica come un'alternativa
agli altri metodi di pesca.
Per ciò che concerne il mulinello e lu coda di topo nessuna
variante salvo che la coda deve essere del tipo galleggiante.
È invece necessario adottare un finale più lungo
e fine del solito - 2.50/3.00 m. - compresi la parte terminale
di un metro almeno del 14-15. Ciò è indispensabile
per i seguenti motivi:
- un nylon più fine affonda più rapidamente di
uno più spesso.
- un nylon più sottile in acqua è meno visibile.
- la tecnica stessa ci impone di dover far passare davanti al
pesce prima il finale e poi la ninfa per cui più fine
è, meno sarà visibile (fig.1 ).
Per facilitare l'affondamento del finale sarà importante
procedere ad una sua sgrassatura - 1/3 dalla punta - sfregandolo
più volte sulla polpa di una patata o su erbe bagnate.
I restanti 2/3 del finale, come pure la prima parte della coda
di topo, dovranno invece essere accuratamente ingrassati per
il galleggiamento.
A ninfa si pesca risalendo il corso d'acqua, susseguendo lanci
verticali in avanti e richiamando con la sinistra la coda di
topo che la corrente ci ritornerà.
È indispensabile mantenere sempre la coda di topo ed
il finale in leggera tenzione di modo che la ninfa navighi alla
stessa velocità della corrente - mai più veloce
- quindi attenzione a non recuperare la coda di topo troppo
in fretta.
La canna dovrà essere mantenuta non più in basso
dei 45° (fig.1 ).
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Si pesca con una sola ninfa che in fase di lancio non dovrà
essere posata, ma tuffata in acqua e su quella dovremo concentrare
la massima attenzione. Le abboccate saranno numerose, ma le
ferrate saranno in buona parte a vuoto. Infatti il pesce sputa
molto velocemente l'artificiale per cui dovremo ferrare istantaneamente
possibilmente anticipandolo,
Teniamo presente che abbiamo un finale molto sottile e la
coda tesa per cui la ferrata dovrà essere veloce, ma
dolce e breve. Di qui l'importanza di avere un vettino sensibile
che ammortizzi certi eccessi di violenza.
Quando ferrare? E qui è il problema perché l'abboccata
in genere è difficile da percepire. A
volte si vede la parte galleggiante del finale che si ferma
o che fa un picolo scatto contro corrente. (vedi la necessità
di ingrassare parte del finale e coda di topo).
A volte si intravede sott'acqua un balenio dato dallo scarto
che il pesce esegue nell'abboccare.In altri casi, se il fondale
è basso, si vede addirittura la scodata del pesce in
superficie.
A volte invece si ha solo "una sensazione" senza
che sia successo niente.
In questo caso ferrare immediatamente, attenzione, perché
non sentiremo mai il classico tocco.
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Fig.2
A-A' lancio troppo corto la ninfa pesca troppo
al di sopra della preda.
B-B' lancio corretto la ninfa arriva al livello della preda.
C punto di affondamento in corrente rapida
D punto di affondamento con sollevamento della ninfa
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DOVE - Questo metodo può
essere usato sia nei fiumi del piano per la pesca del cavedano
e del temolo, sia in torrente per la trota, pescando comunque
stando in acqua obbligati, dietro massi affioranti ed ai lati
delle cascatelle.
Lasciare a monte tenendo presente la profondità e la
velocità della corrente in modo da valutare il percorso
che la ninfa dovrà fare affondando si da passare davanti
al muso del nostro pesce.Quindi con molta corrente e per raggiungere
maggiori profondità tuffare la ninfa molto avanti rispetto
al pesce. Con poca corrente e poca profondita lanciare più
vicino (fig.2).
Si può pescare "a vista" oppure "l'acqua"
quando non si scorge il pesce.
QUANDO - In generale non esistono periodi negativi per la ninfa
a condizione che sia in atto una pur minima attività
larvale.
Si tende ad adottare la ninfa quando la mosca secca non ha successo
o, meglio, quando si vedono chiaramente i pesci ninfeggiare.
Ciò avviene allorquando affiorano alla superficie le
code dei pesci o si notano dei piccoli ribollimenti d'acqua
- vortice causato dalla scodata del pesce sott'acqua -. Il periodo
migliore comunque è quello estivo.
Sono da preferire le acque chiare o leggermente velate.
In ogni caso si tratta di una pesca molto divertente e redditizia.
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Pesca
a mosca sommersa.
PERCHÉ - La mosca sommersa è un artificiale che
deve pescare a mezz'acqua o comunque sotto la superficie. Imita
l'insetto, non ancora perfettamente formato, che dal fondo sta
guadagnando la superficie nuotando.
COME - Anche in questo caso esistono problemi di affondamento
specialmente se si pesca in acque fonde e veloci. Saranno pertanto
usate mosche montate su ami robusti e pesi e addirittura "
piombate ". Il finale sarà accuratamente sgrassato
per favorire l'affondamento.
E vediamo l'attrezzature ideale.
Canna da 8' in su, possibilmente ad azione lenta.
Per la pesca specifica sono da preferire code di topo affondanti,
ma più spesso in pratica si usa la solita coda galleggiante,
alternando la mosca sommersa alla pesca con mosca secca nei
suoi momenti poco propizi.
SUL FIUME
Potremo montare su un finale di 2.50-3 m. tre o più mosche
alla distanza di 50cm. l'una dall'altra. Metteremo in punta
la più pesante - se adottiamo una piombata - e poi le
più leggere in ordine progressivo. Teniamo presente che
più mosche impiegheremo, più sarà facile
elaborare delle complicatissime parrucche e che la mosca di
punta in genere risulta essere la più catturante.
Montate sul finale mosche diverse fra loro, salvo poi, a seconda
di quella che risulterà più catturata, sostituire
le altre.
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Si può pescare risalendo il fiume o discendendolo.
Mentre il primo sistema in pratica si identifica con la pesca
a ninfa ed è più difficile, il secondo è
il sistema classico e da consigliare al principiante.
Si pesca in prevalenza effettuando dei lanci verticali o rotolati
verso la riva opposta leggermente verso valle facendo derivare
quindi la coda di topo fino alla riva su cui ci troviamo (fig.
3).
Spostandosi lancio dopo lancio verso valle, in pratica rastrelleremo
il fiume.
Avremo cura, mentre le mosche navigano, di operare con la
mano sinistra dei piccoli richiami e rilasci della coda di
modo che questo movimento venga trasmesso sino all'artificiale.
(Sempre mantenendo una non eccessiva tensione della lenza).
Questi piccoli movimenti renderanno più viva la mosca
le cui barbe si muoveranno, anche sotto la spinta della corrente,
come le zampette dell'insetto che sta nuotando.
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La canna dovrà esseere mantenuta in posizione non superiore
alla orizzontale.
Quando la coda avrà terminalo la passata, con la sinistra
dovremo recuperare un po' e con dolcezza iniziare il lancio
all'indietro. Prima lentamente, per riportare in superficie
la coda che era sommersa, e poi con uno scatto, per proiettarla
all'indietro. Le due azioni, richiamo dellu coda a mano prima,
e con la canna, lentamente, poi, sommandosi annulleranno l'attrito
che l'acqua esercita sulla coda di topo con un notevole risparmio
di sforzo alla vostra canna che ne acquisterà in durata
ed efficienza.
Si procederà quindi al lancio in avanti e con lo shooting
si restituirà all'acqua la coda già recuperata
con la sinistra.
Dovremo comunque fare la massima attenzione a non commettere
errori nel lancio, pnncipalmente nel tempo ed evitando repentini
mutuamenti di direzione quando abbiamo la lenza in aria. Sul
finale ci sono ben tre mosche che sembra non cerchino altro
che aggrovigliarsi insieme.
È pertanto consigliabile, almeno per i primi tempi,
limitare il numero delle mosche ad un massimo di due riducendo
al minimo il numero dei volteggi.
Questi, contrariamente a quanto avviene per la mosca secca,
nella pesca a mosca
sommersa hanno solo lo scopo di permettere l'allungamento
della coda o la variazione di direzione: meno ne faremo e
meglio sarà.
Per una accertata esperienza il momento più adescante
è quello in cui la mosca esegue uno scarto per il raddrizzarsi
del finale sospinto dalla corrente (fig. 3 punto A).
Attenzione all'abboccata. Se peschiamo a discendere sentiremo
il classico tocco.
Dipenderà dalla maggiore o minore tensione della coda
di topo in acqua.
Ferrare con calma ma decisamente. Con la lenza tesa il pesce
ha la tendenza ad allamarsi da solo e la ferrata serve solo
per far penetrare bene l'amo.
Se lo faremo violentemente, anche a causa del peso esercitato
dall'acqua sulla coda, perderemmo pesce, mosche e finale.
Si possono catturare - lasciando perdere il salmone - trote,
temoli e cavedani.
SUL TORRENTE.
A causa del pochissimo spazio libero disponibile, quanto detto
fino adesso dovrà essere ridimensionato.
Il numero delle mosche non sarà superiore a tre (meglio
due).
Il finale sarà lungo m. 2-2.50. Il perché è
facilmente intuibile. Avremo a che fare con un ambiente infinitamente
più affascinante, ma le difficolta saranno maggiori.
A seconda dell'andamento stagionale il livello delle acque
subirà dei mutamenti notevoli. Si passerà infatti
dalle correnti tumultuose ai bassi livelli dell'estate.
Diretta conseguenza la maggiore o minore pesantezza delle
mosche da usare, la lunghezza ed il diametro del finale.
Per una innata abitudine del cacciatore di trote sarà
difficile vedere un pescatore che discende un torrente, ma
questa e la tecnica più corretta.
Scendendo infatti riusciamo a presentare alla trota prima
la mosca del finale con i relativi vantaggi.
Attenzione però a non farvi scorgere. È un'accortezza
di cui spesso ci si dimentica, purtroppo.
Poiché non avremo sufficiente spazio alle spalle per
il lancio all'indietro, opereremo dei lanci rotolati ed orizzontali
di diritto o rovescio a seconda se la riva su cui ci troviamo
sarà la sinistra o la destra.
Se invece vorremo pescare risalendo il torrente, cosa che
avviene sistematicamente, sarà preferibile lanciare
solo in rollo.
Per il resto vale quanto detto per il fiume.
Attenzione alla fase di richiamo della coda: molto spesso
è il momento per un'abboccata ritardataria.
DOVE - Ovunque, sul fiume, sul torrente, sui finali di buca,
sui raschi - ottimi nella stagione calda - lungo i sottoriva
- in estate ed inverno - e nelle zone di calma.
Dovunque insomma si intuisca la presenza di un pesce con un
minimo di appetito.
QUANDO - Generalmente si tende ad adottare la mosca sommersa
agli inizi di stagione, nelle giornate fredde o quando i pesci
non bollano.
E difficile infatti che un pescatore a mosca adotti esclusivamente
la sommersa durante l'arco di tutto l'anno. Preferisce invece,
quando possibile, la secca. Salvo i vecchi frustatori a canna
fissa.
Comunque con acque velate è l'unica possibilità
che abbiamo.
Pesca a mosca secca.
PERCHÉ - È la tecnica più affascinante
e basterebbe da sola a dare un contenuto alla pesca a mosca.
La mosca secca imita un insetto che galleggia sull'acqua e
deve riuscire ad attirare l'attenzione del pesce che salirà
alla superficie per ghermirla.
Si ha di conseguenza un contatto più diretto con il
pesce perché lo si vede venire a mordere il nostro
artificiale.
COME - La mosca secca deve galleggiare sull'acqua sempre e
perfettamente, condizione questa perché sia adescante.
Si dovranno pertanto adottare una serie di accorgimenti atti
a favorirne il miglior galleggiamento possibile.
Inizieremo pertanto con montare una coda galleggiante; se
si tratta di una coda non po vecchia sarà utile ingrassarne
gli ultimi 5-6 m.
Il finale avrà la tendenza ad essere lungo e più
fine possibile. Ma qui inizia un discorso di ambiente, nel
senso che il finale dovrà essere adatto a questo (più
o meno rapido, più o meno lungo, grosso o sottile,
con nodi o senza).
Sarà bene comunque non sgrassare il nylon - in acque
veloci è addirittura preferibile ingrassarlo - salvo
gli ultimi 30-40 cm., quelli vicino alla mosca.
Anche la mosca dovrà essere impermeabilizzata spruzzandola
di silicone di tanto in tanto. I falsi lanci permetteranno
inoltre un sistematico asciugamento dell'artificiale che pertanto
assumerà un aspetto più etereo.
L'attrezzatura è completata dal mulinello e dalla canna,
possibilmente rapida. (È comunque difficile suggerire
l'azione di una canna a più persone in quanto subentrano
fattori personali che possono essere fondamentali). La lunghezza
oscillerà dai 6-ai 9' a seconda del luogo di pesca.
Anche in questo caso potremo pescare "l'acqua",
- ripetute passate della mosca - o "a vista". Una
volta sul fiume si tratterà quindi di andare a caccia
dei nostri pesci.
II lancio dovrà essere quanto di più delicato
si riesce a tare.
Questo perche la coda di topo ed il finale, cadendo in acqua,
fanno un certo rumore ed una certa scia che diminuiranno se
la posa sarà più dolce.
E parliamo di posa. La mosca imita un insetto, quindi un corpo
leggerissimo e quando questo si posa sull'acqua lo fa delicatamente.
Bene; la nostra mosca dovrà essere adagiata sull'acqua
altrettanto delicatamente. Ciò si ottiene:
1) Iniziando il lancio in avanti quando la coda,all'indietro,
è perfettamente tesa.
2) Lanciando in avanti mirare ad un bersaglio più alto
di 40-50 cm. di quello effettivo che si trova sull'acqua.
3) Fare sempre lo shooting - quando la coda è tesa
in avanti e la canna è sull'orizzontale -.
Se le tre cose saranno ben coordinate la forza del lancio
in avanti, per mezzo dello shooting, si esaurirà quando
la mosca si trova a 20-30 cm. dall'acqua e si poserà
con estrema leggerezza (fig. 4).
Inoltre, se avremo un finale molto fine, lungo e senza nodi,
la scia risulterà notevolmente ridotta.
Attenzione comunque ad evitare delle pose "di pancia
" (fig. 5).
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Se ciò avviene avrete compiuto un errore di lancio che
può essere:
a) Lancio all'indietro non buono, troppo basso o poco veloce.
b) Poca spinta e accelerazione nel lando in avanti.
c) II lancio in avanti è iniziato quando la coda, all'indietro
non era ancora tesa.
d) Avete abbassato la canna prima che la coda fosse perfettamente
tesa in avanti.
Oltre alla posa è importante la presentazione
della mosca. Come già detto questa dovrà essere
ben asciutta e galleggiante. Fare quindi tre o quattro falsi
lanci tra una posa e l'altra. Dovremo inoltre evitare che questa
"draghi" sull'acqua. Sotto la spinta della corrente,
molte volte è la coda dl topo che trascina la mosca.
Ciò non deve assolutamente accadere.
L'inconveniente può essere evitalo arrestando bruscamente
lo shooting con uno strappo all'indietro alla coda di topo che
teniamo con la sinistra, cosi facendo la lenza si poserà
sull'acqua a zig-zag e si darà il tempo alla mosca di
sostare un po' più a lungo in una zona favorevole prima
che la corrente la trascini via (fig. 6).
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Fondamentale, cosa non difficile ad acquisire con la pratica,
è la precisione del lancio. Molto spesso infatti, individuando
delle bollate, dovremo lanciare tempestivamente in quel punto.
Se la mosca si poserà entro un raggio di 40 cm.la cattura
sarà quasi certa. Se invece l'approssimazione è
di un paio di metrì avremo soltanto spaventato il pesce.
Sarà bene precisare subito che una volta individuata
una bollata dovremo posare la mosca leggermente a monte di modo
che la corrente la faccia passare da sopra; evitiamo però
di far cadere su quel punto il finale o la coda di topo.
II lancio curvo ci permette talvolta di evitare questo errore
(fig. 7).
Pescando a mosca secca si risale il corso d'acqua lanciando
a monte. Si dovrà pertanto recuperare continuamente,
con la mano sinistra, la coda di topo si che questa in acqua
sia sempre tesa.
Attenzione però a non far dragare la mosca.
Questo perchè lu bollata sarà velocissima e noi
dovremo rispondere ferrando con altrettanta rapidità.
Dunque ferrata veloce per la trota e velocissima per il cavedano,
mostro di astuzia. Per il temolo invece, a causa del suo tipico
modo di afferrare la mosca, la ferrata dovrà essere leggermente
ritardata,senza esagerare però.
Capiterà spesso di vedere la bollata e di non riuscire
ad allamare il pesce pur avendo ferrato in tempo. Non si tratterà
di un errore del pescatore (a condizione che in acqua non ci
sia una pancia di lenza), ma di un rifiuto del pesce.
Già, perché il pesce si permette a volte di rifiutare
anche le nostre bellissime imitazioni presentate con la massima
accortezza. Vediamo cosa è successo.
II pesce, dalla sua posizione di caccia, ha visto o intravisto
la mosca in superficie e subito è scattato per prenderla.
Ma allo ultimo momento ci ha ripensato e con una brusca virata
è sparito sul fondo. Noi abbiamo percepito ugualmente
la bollata e abbiamo ferrato, ma in realtà il pesce non
ha morso la mosca, quindi una ferrata a vuoto.
I motivi di un rifiuto possono essere vari:
- Il pesce ci ha visto.
- Avvicinandosi il pesce ha scorto un leggero dragaggio a noi
sfuggito.
- La mosca galleggiava male o non era ben asciutta e vaporosa.
- L'imitazione non è quella giusta. Magari è errato
solo il numero di amo.
In generale, comunque, dopo un paio di rifiuti
sarà bene cambiare mosca.
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IN TORRENTE.
Quanto sopra è valido in linea generale per la pesca
sui torrenti o fiumi del piano. Sul piccolo torrente infrascato
il discorso cambia.
Prima di tutto orientiamoci verso una canna di 6'-7' molto rapida.
I lanci che dovremo fare saranno corti - 5 o 7 m. al massimo
- ma dovremo farli in buona parte sfruttando lo schooting per
non spaventare le trote con i falsi lanci.
Non potremo commettere errori di lancio, altrimenti le frasche
di intorno saranno tutte nostre.
Se capiterà, come capiterà, di agganciare un ramo,
non tirare.
Mettete in leggera tensione la lenza e fate vibrare velocemente
il vettino.
Spesso la mosca si libera. Se invece la mosca si è agganciata
ad un ostacolo affiorante o sommerso, effettuate qualche rollé.
Se poi proprio si deve strappare fatelo tirando con la coda
in mano, non con la canna.
Per una maggiore precisione del lando sarà bene adottare
un finale più corto del normale (1,50-1,80) con in punta
del 0,18 preferendo in ogni caso un tipo a nodi.
La tumultuosità della corrente metterà a dura
prova il galleggiamento delle mosche per cui è indispensabile
un buon ingrassaggio.
Teniamo presente che sarà inutile pescare a mosca secca
in torrente con delle piccolissime imitazioni fatte di due o
tre peli.
Queste sono mosche per acque liscie. Per il torrente occorrono
delle mosche generalmente ben fornite di hackies di ottima qualità
e quindi che galleggino perfettamente anche in acqua veloce.
I lanci saranno effettuati a monte e dovremo essere molto accorti
a tenere in corrente meno coda possibile e comunque ben tesa
per arrivare tempestivamente al momento di penetrazione dell'amo
ferreremo. Infatti la trota, abituata dalla velocità
dell'acqua è velocissima in fase di bollata ed arriveremo
a ferrarla in tempo solo se la lenza sarà tesa.
Spesso il lancio verticale sarà impossibile a causa della
vegetazione: potremo ovviare ripiegando sul lancio orizzontale
o sul rollé.
In altri casi dovremo addirittura ricorrere al lancio ad arco
che consiste nel tenere la mosca con la sinistra e, sfruttando
l'elasticità della canna, lanciarla come si fa con una
fionda (piccole distanze).
Ad ogni buon conto, più difficile e rischioso sarà
il lancio, più probabilità di cattura avremo.
Le buche facili sono le più sfruttate.
Quando si paria di pesca in torrente si parla sempre di una
pesca affascinante che vale la pena di essere vissuta momento
per momento.
Sarà bene quindi risalire il torrente più che
possiamo perché così aumenteranno le possibilità
di cattura. Novantanove volte su cento sarà il primo
lancio quello decisivo.
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Se la trota c'è ed e ben disposta salirà subilo.
Se non sale. o non c'è o non salirà più.
Oppure cambiale mosca.
Il famoso "senso dell'acqua" sarà il miglior
consigliere per indicarci dove posare la mosca e generalmente
e il frutto di molte esperienze.
Comunque per chi si avvicini ad una buca da trota per la prima
volta o quasi, sarà utile dividere idealmente la buca
stessa in vari settori corrispondenti ciascuno al possibile
campo visivo di una trota in caccia.
Inizieremo quindi lanciando vicino e poi man mano più
distante, facendo attenzione a non spaventare con i falsi
lanci e con la posa della lenza una trota che si trovasse
in caccia. La figura n. 8, sia pur in maniera esagerata, da
un'idea del criterio da seguire.
DOVE e QUANDO - Saremmo tentati di suggerirvi di adottare
la mosca secca ovunque e sempre perdio è la tecnica
più bella, ma è chiaro che saremmo tacciati
di fanatismo.
In realtà quando il pesce bolla è il momento
di montare la mosca secca in quanto lale comportamento è
la miglior garanzia di un buon successo.
In teoria, salvo il periodo febbraio-marzo, a causa delle
condizioni dell'acqua di solito sfavorevoli, la mosca secca
ha sempre delle chances.
Si catturano cavedani addirittura in pieno gennaio e con la
neve sulle rive, Comunque il periodo aprile-luglio e settembre-novembre,
se le condizioni dell'acqua lo permettono, sono ottimi.
Particolarmente favorevoli nei mesi caldi le ore dell'alba
e del tramonto. Nelle giornate fredde, ma assolate, sono invece
migliori le ore più calde, dalle 11 alle 15.
Per finire.
Abbiamo trattato i tre metodi di pesca indicando i principi
adatti per la trota e che poi in pratica sono validi anche
per la pesca del temolo e del cavedano.
Ma vorremmo spendere ancora due righe proprio per quest'ultimo
pinnuto, forse a torto ritenuto il parente povero della fauna
ittica.
La pesca a mosca del cavedano può non essere così
affascinante come la pesca della trota, prevalentemente forse
per l'ambiente stesso in cui la si esercita.
Ma e un fatto che non sempre si possono percorrere 100 Km.
per raggiungere un bei torrente da trote ed in ogni caso da
ottobre a marzo saremmo obbligati ad appendere la canna al
muro.
Ricordiamoci allora dell'onnipresente cavedano che è
un pesce divertentissimo per la pesca a mosca, forse più
della trota.
La sua bizzarria e diffidenza, unite alla sua particolarissima
velocità nel risputare la mosca, ne fanno un pesce
di grande interesse e degno del più ampio rispetto
sportivo.
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