IL LANCIO

Trasferire il lancio della coda di topo su carta stampata è impresa non solo estremamente difficile, ma, probabilmente, inutile, allorché ci si rivolga agli "apprendisti stregoni " di questa particolare tecnica.
Da un lato, infatti, si rischia di confondere le idee e di far apparire preoccupantemente complessa un'azione che di fatto decisamente non lo è; dall'altro, teorie e schemi di impostazione, come qualsiasi altra disquisizione in materia, possono essere facilmente compresi ed apprezzati solo da lanciatori ormai abbastanza "sicuri ".
Limiteremo, quindi, il nostro discorso solamente alla chiarificazione di alcune nozioni fondamentali di tecnica di lancio, con la convinzione che se certamente non potremo sostituire l'opera di un compiacente maestro in palestra, su un prato o sul fiume, quanto meno forniremo alcune pagine forse interessanti a riguardarsi una volta preso contatto diretto con l'attrezzatura ed acquistata una certa naturalezza di movimenti.

Il lancio verticale.


Il basilare lancio verticale, che è l'archetipo di ogni altro, escluso il "roller", e sul quale unicamente ci tratterremo, si esegue con una serie di movimenti puntuali e coordinati che interessano masse muscolari di rado sollecitate ed allenate: mano, polso, avambraccio e, meno direttamente,braccio e spalla destri, mano e braccio sinistri.
Infatti la parte superiore del corpo, pescando a mosca, è largamente ed intensamente impegnata, in quanto il controllo ed il lancio della coda di topo si effettuano attraverso l'ausilio e l'impulso non solo della canna, e quindi attraverso il movimento del braccio e polso destri, bensì anche con una precisa azione della mano e del braccio sinistri.
Da qui la consueta rappresentazione in fotografie e disegni del pescatore a mosca che fuma la pipa: non è uno "snob", ma un appassionato che, avendo entrambe le mani costantemente occupate nell'azione di pesca, ha dovuto, magari controvoglia, abbandonare la "cicca" ed adattarsi a legno e tabacco per placare il suo vizio.

Ed esaminiamo sinteticamente le varie fasi del tipo più semplice di lancio, consistente in successive proiezioni in avanti, della coda di topo, ogni volta accompagnate dalla posa della coda stessa, astraendo, insomma, per ora, dal volteggio.

Così ci si comporta pescando a mosca sommersa ove il volteggio, asciugando la mosca, impedirebbe di conseguenza il necessario, veloce affondamento di essa.
La canna si impugna con la mano destra (ciò non vale ovviamente per i mancini) facendo perno sul dito pollice o sul dito indice: nel primo modo, che e da consigliare a tutti i neofiti, il lancio acquista in potenza; nel secondo, in precisione (Fg.1).
La mano sinistra trattiene sempre la coda di topo e, per il momento, consideriamola in presa statica all'altezza del fianco sinistro.
Posizione delle gambe: noi abbiamo sempre ritenuto che le caratteristiche del lancio moderno consiglino di portare avanti la gamba sinistra,essendone agevolati certi movimenti, ma non si può nascondere che famosi lanciatori inglesi la pensano in senso opposto, affermando che con la destra avanti si effettua un lancio più composto e preciso. Durante l'azione di pesca, comunque, questo particolare diventa spesso irrilevante.
Stesi avanti a noi da sei ai nove metri di lenza.

Il lancio all’indietro.


Ci si figuri, adesso, come riferimento, un quadrante di un orologio di cui la canna sia l'unica lancetta.
Il movimento ha inizio con la canna un po' al disotto del piano orizzontale parallelo al terreno, schematicamente indicato dalla posizione sulle ore nove, sul quale invece si trova l'avambraccio.
Il polso è completamente rilassato verso il basso ed è per questo che la canna assume identica direzione. Si porta senza violenza la canna fino a circa le ore dieci, alzando l'avambraccio mentre il polso continua ad assumere una posizione contraria, quanto possibile verso basso. Il gomito rimane più o meno stabile vicino al fianco destro; in seguito si sposterà, di poco, verso l'alto.
In questo modo si tende la coda di topo al giusto punto e si contraggono i muscoli in preparazione alla successiva e determinante fase.
Raggiunta la posizione indicata l'avambraccio si sposta repentinamente fino a raggiungere, sempre secondo lo schema, le ore undici-undici e trenta, mentre il polso, altrettanto velocemente, si raddirizza, ponendosi in linea con l'avambraccio. Questa è la zona e questo è il momento, per cosi dire, di impulso o di spinta, in cui la potenza e lo scatto dei muscoli si trasmettono alla coda di topo.
Giova precisare che quanto più ristretta sarà la zona di impulso e localizzata verso il basso, arrestando quindi prima l'azione e la canna,"anticipando", come non molto correttamente si dice, tanto più la coda volerà in alto alle spalle del lanciatore, ,fino anche a distendersi quasi sulla sua verticale: cosiddetto "lancio a campanile".
La terza fase, di carattere complementare da un punto di vista dinamico, ma altrettanto importante, consiste nell' accompagnare la canna, con movimento rilassatamente sincronizzato, assecondando la coda, fino ad assumere una posizione più o meno verticale, in questa senza contraccolpi fermandosi.
Lo "Stop" nella posizione indicata è forse il maggior ostacolo che incontrano i principianti: molte volte i guai sorgono da un errato uso del polso, che parte orizzontale e sempre più si piega verso l'alto (fig. 2); spesso si affida addirittura al polso l'intera azione di lancio, trascurando completamente il movimento dell'avambraccio che rimane quasi orizzontale. Per tale motivo noi consigliamo sovente di muovere esclusivamente l'avambraccio, tenendo più o meno bloccato il polso, benché siamo pur sempre convinti (ma vi è disparita di opinioni anche tra gli esperti) che l'azione coordinata di polso e avambraccio, imprima alla coda di topo quella velocità e capacità di penetrazione nell'aria che altrimenti non sembra possibile ottenere.
Sia chiaro, comunque, che le tre fasi del lancio all'indietro ora descritte, illustrate nella figura 3, appartengono ad un movimento sostanzialmente unitario ed armonico e, pur avendo portata pratica e non solo teorica, risultano difficilmente distinguibili nella rapidità dell'esecuzione

Uso della mano sinistra

Trazione semplice.
Esaminiamo, adesso come deve comportarsi la mano sinistra (ci riferiamo esclusivamente ud essa per semplicità. ma e evidente che anche il braccio sinistro è in piena azione).
La sua più elementare funzione è quella di controllare l'andamento della coda di topo in acqua durante la passata, mantenendo fuori canna la giusta lunghezza alla tensione opportuna e trattenendo l'eccedenza per suo mezzo recuperata.
Ma la mano sinistra svolge un importantissimo compito specialmente nella fase di lancio ed in ogni momento di esso. Limitiamoci al lancio all'indietro di cui fino a questo punto solamente ci siamo occupati. L'abbiamo lasciata, per utilità di divisione didattica e di descrizione, ferma come un baccalà all'altezza del fianco sinistro.
Adesso, invece/prima di iniziare il lancio, portiamola avanti fino ad acchiappare la coda di topo poco sotto l'anello più basso della canna. Mentre poi il meccanismo di destra scatta secondo il programma descritto, la mano e il braccio sinistri. con potenza e rapidità progressive, tendono e trascinano la coda di topo fin nei pressi del fianco sinistro, ove riposano. È questa la cosiddetta ** trazione semplice " (fig. 4).
Appare evidente che mediante essa un ulteriore impulso, oltre quello del braccio e della canna, viene contemporaneamente impartito alla coda di topo e la somma delle due forze, attraverso la coordinazione dei movimenti simultanei, farà scattare la coda con facilità e rapidità senza pari.

La pausa.


Spiegando i vari elementi del lancio all'indietro, speriamo con sufficiente chiarezza, siamo arrivati ad una posizione approssimativamente verticale dell'avambraccio e della canna, che dovrebbero trovarsi entrambi su una stessa linea. In tale assetto ci obblighiamo ad una pausa necessaria a guadagnare il tempo affinchè la coda si distenda alle nostre spalle: la pausa, di conseguenza, sarà tanto più lunga, quanto più lunga sarà la coda di topo lanciata.
La lenza dovrebbe distendersi all'indietro lend enzia Ime'n i e verso l'alto e, comunque, mai più in basso di un immaginario piano parallelo al terreno, considerato sulla punta della canna in verticale.
Allorché si avverte sul vettino la trazione della coda che sta recuperando alle spalle del lanciatore la sua completa lunghezza, piegando sempre più la canna, e il segnale ed il momento per iniziare il lancio in avanti. La " molla " e carica al punto giusto.

Lancio in avanti.

Shooting.
Sottolineando che il lancio in avanti riesce bene solo quando è stato ben eseguito quello all’ indietro, si può affermare, in generale e genericamente, che esso consta delle stesse fasi e di simili movimenti di quello all'indietro, ovviamente eseguiti in senso e successione contrari. Accompagnare lievemente la canna in avanti; imprimere l'impulso; attendere la distesa nella nuova direzione della coda; abbassare la canna. Contemporaneamente la mano sinistra accompagna la lenza in avanti assecondandone la trazione; all’ ultimo momento, eventualmente, la abbandona, pur sempre controllandola, quando si desidera effettuare lo " shooting ".
Per " sparare " la coda di topo (questo significa il termine inglese) si predispongono e trattengono nella mano sinistra alcune spire di coda; quindi si mollano, come sopra indicato, così da farle trascinare dalla restante parte della lenza che sta distendendosi in avanti. Aumentano in questo modo la distanza del lancio ed, allo stesso tempo, la delicatezza della posa della mosca sull'acqua, a scapito, qualche volta della precisione.
A proposito del lancio in avanti due sole cose ci sembra opportuno aggiungere, pur non volendo, in questa sede, troppo addentrarci nei particolari.
La prima è che l'intento, soprattutto pescando a mosca secca, dovrebbe essere di far distendere completamente la coda di topo senza e prima che tocchi l'acqua, allo stesso tempo cercando, però di far giungere la mosca quanto più vicino possibile alla superficie dell'acqua, con più breve caduta e visibile miglioramento della posa. Tutto questo si può ottenere mediante la scattante precisione dell'esecuzione e con l'ausilio, in particolare, di una canna rapida.
Seconda osservazione, valida in generale, ma soprattutto per il volteggio. Applicando la forza d'impulso su un largo arco e quindi con ampi movimenti del braccio e flessioni della canna si nota che la caratteristica "C" disegnata nell'aria dalla coda di topo presenta una curva molto larga: ciò va a scapito della capacità di penetrazione della lenza nell'aria, molto importante soprattutto lanciando contro vento, e della corretta distesa e presentazione cui sopra abbiamo accennato. Occorre, invece, " stringere " e l'espressione è di per sé sufficientemente significativa, cosicché ci asteniamo da ulteriori spiegazioni.

Il volteggio.


Passiamo al volteggio. Con questa espressione si indica il ritmico distendersi avanti e indietro della coda che fluttua sospesa nell'aria guidata dal lanciatore.
Si usa prevalentemente, se non esclusivamente, pescando a mosca secca, specialmente per asciugare l'artificiale.
I movimenti non sono molto diversi da quelli dianzi illustrali, mancando solo quelli chiaramente incompatibili con le nuove necessità: lancio iniziale all'indietro come descritto; pausa (tanto più lunga quanto più lunga è la coda); proiezione in avanti con breve impulso (più sarà ristretto l' arco di spinta e più stretta sarà la "C", con i vantaggi già detti); ancora una pausa per permettere alla coda di distendersi nella nuova direzione; successivo lancio all'indietro e così di seguito.
La coda, che deve sempre passare sopra la punta del vetlino e mai di lato ad esso, si distenderà con moto alternato su due piani paralleli e ravvicinati (fig. 5); la canna, considerala nei due momenti di pausa, disegnerà un angolo accentuatamente acuto.Mancano, quindi, o sono ridotti al minimo, i momenti iniziale e finale del lancio semplice prima trattato ed è altresì chiaro che il mirino dovrà essere notevolmente alzato puntandosi alto sopra la nostra testa.
La mano sinistra, oltre a praticare la trazione accennata anche durante il volteggio, adempie ad un'altra importante funzione: per mezzo del volteggio di solito, infatti, si allunga progressivamente la coda di topo e la mano sinistra ha l'incarico di tirar via via fuori dal mulinello quei tratti di lenza che saranno poi lasciati scivolare durante le proiezioni in avanti fino a raggiungere la distanza desiderata.

Doppia trazione.


Infine, concludendo, due parole sulla " doppia trazione ", che è certamente la " manovra più complessa per un pescatore a mosca, Ideata da Marvin Hedge, essa consente di raggiungere grandi distanze e di vincere il vento più forte.
Con la "trazione semplice", come detto, si imprime un supplemento di forza al lancio all'indietro mediante il movimento del braccio
sinistro; eseguendo la "doppia trazione" ciò rappresenta solamente la prima fase e si differenzia in quanto la mano sinistra, che trattiene la coda, segue quest'ultima, alla stessa velocità, come trascinata indietro, e si ferma più o meno all'altezza della spalla destra.
Da notare che, per far meglio scivolar via la coda tra gli anelli - ma non solo per questo - la canna di solito non viene fermala proprio in verticale, bensì inclinata un po' all'indietro, con il braccio a volte quasi interamente disteso sulla stessa linea.
Durante il lancio in avanti, poi si effettua la seconda trazione: mediante il movimento repentino della mano e braccio sinistri, che si spostano tirando la lenza fin nei pressi del fianco sinistro.
L'intera azione è illustrata dalla fig. 6.
In questo modo non solo il lancio all'indietro, ma anche quello in avanti, .si giovano dell'impulso trasmesso dal braccio sinistro, che si aggiunge a quello impresso dalla canna e braccio destro, la coda riceverà così una spinta ineguagliabile.